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Biomassa Come Fonte Energetica

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Colture specifiche ed utilizzo di scarti e sottoprodotti provenienti dall’agricoltura e dalla silvicoltura abbinati a differenti tecnologie, consentono alla Tekna Energy di fornire impianti “chiavi in mano” per la produzione di energia elettrica da biomasse.



 

La biomassa è disponibile in forma solida (p.e. legna, colture, residui e sottoprodotti), liquida (p.e. oli vegetali, biodiesel) e gassosa (p.e. metano). Tramite specifiche tecnologie ciascuna di esse può essere impiegate per la produzione di energia elettrica, calorica e meccanica. Le biomasse possono provenire sia da apposite coltivazioni che da scarti, residui e sottoprodotti agricoli, silvicoli, zootecnici, ma anche civili. In merito a quest’ultima vale la pena ricordare come la FORSU (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani) può essere così tramutata da problema a beneficio socio-ambientale.

Alcune delle biomasse possono essere utilizzate quasi tal quale (p.e. la lega), altre invece necessitano di trattamenti più o meno complessi.

Tra le tecnologie più comuni per la produzione di energia elettrica e calorica mediante l’utilizzo di biomasse, si possono oggi annoverare la digestione anaerobica (link), la pirolisi/gassificazione (link), la combustione (link) . Per ogni tecnologia viene utilizzata una specifica tipologia di biomassa: p.e. per la digestione anaerobica si utilizza della biomassa vegetale ed animale avente tenore di sostanza secca essenzialmente medio-bassa, mentre, per la gassificazione una medio-alta. Ciò è a significare che punto di partenza per la progettazione di un impianto alimentato a biomassa è sempre, appunto, la biomassa, intesa non solo nell’aspetto qualitativo ma anche quantitativo. Infatti, uno dei principali fattori limitanti all’utilizzo delle biomasse è proprio la sua non certa disponibilità in ogni momento dell’anno. Pertanto, individuata la tipologia, risulta fondamentale stimarne i quantitativi reperibili.

 

Le potenze degli impianti scaturiscono in prima istanza dalla tecnologia adottata e, successivamente, dal quantitativo di biomassa reperibile. Per esempio, un impianto a combustione per materiale ligneo-cellulosico di derivazione forestale si presta meglio se collocato su taglie di potenza medio-alte. Mentre un impianto di digestione anaerobica come pure di pirolisi/gassificazione può partire anche da taglie di qualche centinaio di kilowatt. Per gli impianti alimentati ad olio vegetale (olio di girasole, colza, palma, ecc.), invece, il dimensionamento dell’impianto è di solito strettamente correlato all’origine dello stesso olio: in caso di produzione da filiera corta le taglie possono essere anche modeste, mentre con produzioni di olio delocalizzate le taglie partono almeno dai 500 kw in su. Successivamente, l’analisi quantitativa della biomassa necessaria e reperibile al loro funzionamento ne determina la giusta taglia.

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